Pensare Democratico

 
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Sugli Operai

di Alfredo Reichlin su l'Unità del 14 maggio

 

Come mettere in campo una forza, un movimento reale,  capace di contrapporsi non a parole, non con le sole denunce e invettive a questa sorta di regime. La cui forza sta appunto in ciò: nello svuotamento della democrazia e della partecipazione popolare alla  cosa pubblica, nella trasformazione della società in una somma di individui: non più cittadini ma consumatori. Insomma come rompere questo inedito connubio tra poteri economici, strutture politiche e potenza dei “media” (giornali, TV, spettacolo) che costruiscono  il consenso. Questo è l’assillo.

Certo, i voti contano e perciò sono così importanti le prossime elezioni. Ma il problema che io pongo è più di fondo. E come ripartire dal “basso”  come creare un nuovo protagonismo, che poi significa autonomia e capacità delle persone di realizzarsi non contro gli altri ma insieme agli altri. Ecco perché a me sembra necessario ripartire dal lavoro. Sono stato di recente a Terni. Le condizioni di lavoro degli operai della acciaieria fanno impressione soprattutto a chi con quel mondo aveva avuto molto a che fare. E non parlo solo delle condizioni materiali  ma dell’idea di sé, della vita sociale,  della fiducia nella politica e nella sinistra.  Certo, il conflitto di  classe resta anche se batte altre strade. Ma ciò che  colpisce  è la solitudine dell’operaio. Una  sorta di ritorno ad altre epoche. Ai tempi in cui il lavoro salariato rappresentava solo il lato servile della società, la manovalanza senza diritti perchè la realizzazione della persona umana avveniva altrove, da dove contavano i nobili, i preti, i mercanti, gli avventurieri. Il mondo del lavoro era senza voce e senza rappresentanza, relegato nel sottosuolo. Poi, circa due secoli fa, arrivò la svolta con l’avvento dello Stato moderno e della rivoluzione industriale. I protagonisti diventano i produttori della nuova ricchezza: i borghesi e il proletariato. Si avvia un processo che investe tutti gli aspetti della vita, rivoluzionando anche la sfera civile e morale. Il lavoro si afferma, per la prima volta nella storia, come il fondamento dell’ordine sociale, come il contenuto sostanziale dell’etica pubblica, e questo principio viene  sancito dal primo articolo della nostra Costituzione (la Repubblica è fondata sul lavoro).

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Posso salutare Catiuscia Marini?

di Gregorio Alteri

Nello scenario apocalittico presagito da Gramellini su La Stampa di oggi 29 aprile, si andrà a finire così: che prima o dopo le consultazioni elettorali avverranno da casa, col proprio telecomando o magari col proprio telefonino (e non sarebbe niente) ma in cui la scelta sarà fra tasto 1 (Berlusconi) e tasto 2 (non azzardo previsioni, Franceschini non mi pare così longevo). Significa che tanto, anche se si vota per eleggere dei nostri rappresentanti in qualche assemblea, questi in realtà sono scelti da altri, segreterie di partito nelle migliori delle ipotesi, Tv, Fiction, internet. A noi tocca solo sorbirci, come un polpettone televisivo, come un reality, quello che ci mandano in onda. Così si spiegherebbe l’infornata di volti televisivi, patinati, o condivisi su Facebook, che ci troveremo in qualsiasi parte d’Italia sulle schede elettorali delle Europee. Una tappa naturale verso l’auditel della democrazia. Vince chi è più carina, chi ha più contatti, chi buca il video. Televotate!

E’ lo svuotamento della rappresentanza, ai tempi in cui l’esigenza di governabilità, da secoli oggetto di dissertazioni filosofico-politiche che cercano di contemplarla con l’esigenza della rappresentanza, principio in base al quale comunque ognuno di noi delega l’esercizio della propria sovranità ad altri, stuzzica a qualche mente brillante di far votare in Parlamento solo i capigruppo. Però in Parlamento ci mandiamo una velina, così oltre ad avere la qualità più importante per ricevere la delega della sovranità dei cittadini, cioè la notorietà e la popolarità è anche un bel vedere. Quando pigierà i pulsanti per decidere su qualche Decreto-Legge imposto da chi le ha fatto il casting, e senza dubbio la sua autonomia intellettuale e acume politico le farà scegliere la cosa migliore per il nostro paese, i telegiornali manderanno in onda un volto gradevole. Figuriamoci se è addirittura il volto di quel TG.

Ora, parificate alle veline sono scienziate ottuagenarie o pensionati di lusso da altre assemblee elettive che saranno mandati a Bruxelles. Ma lì il discorso si complica. Oltre alla sindrome da figurine Panini - di cui è stato affetto chi scelse i capilista alla Camera e al Senato del Pd alle scorse politiche e le cui ricadute, purtroppo, sono sempre dietro l’angolo - e oltre allo svuotamento del ruolo di parlamentare c’è anche l’aridità della classe dirigente di questo paese a scegliersi e a scegliere nuove leve su cui puntare e a cui far fare le ossa.

Va a finire che chi, come Catiuscia Marini candidata PD alle elezioni europee circoscrizione centro-Italia, pur avendo esperienza e risultati unanimemente riconosciuti da amministratrice, esperienza al Parlamento europeo, è una dirigente di grande valore del Partito Democratico, rischia di sentirsi fuori luogo al Parlamento Europeo, non avendo mai fatto televisione. Facciamole un bell’applauso di incoraggiamento e poi … pubblicità!

 

 

Non illudiamo i giovani pure con l'Europa

Egregio Direttore,

c’è crisi di valori, simbolici e non, c’è crisi in famiglia, in azienda e poi c’è grossa crisi con i figli, ne vogliamo parlare? L’altro giorno la figlia di una mia amica, un’adolescente tutta messanger e break dance, dopo aver postato sul web le quotidiane venti foto scattate in cameretta, mentre era a pranzo, si è sfilata un auricolare ed ha riattaccato la solita solfa: papy, mamy eddai, uffy… e loro, lì, a spiegarglielo che è una roba seria, mica puoi fare che… e dai, papy! E li conosce i papà, gentile Direttore, sbuffano, delegano i no alle mamme e alla fine cedono. Morale: Giuly si candiderà alle Europee. Si è iscritta al corso di alta formazione del Pdl, ieri è arrivato a casa il kit, il materiale per studiare e i gadget. Siamo sinceri, Giuly non può farcela, ma non è questo il punto, temo che questa strada porti i giovani a nuove delusioni, come è stato per l’università, già quella non ti mette a lavorare, i master poi ti lasciano a piedi, ci mancava il Parlamento Europeo, ma lì posti sono contati e poi ci vuole una forte raccomandazione…

Signor Direttore, un po’ di serietà, non illudiamo i giovani pure con l’Europa.

 

Francesco Patrizi

 

Un leader maximo senza partito

di Fabrizio Rondolino, su La Stampa del 20 aprile 2009, pag. 13

Massimo D'Alema è l’ultimo hegeliano in un mondo politico new age attraversato e divelto dal peggior irrazionalismo. La sua proverbiale arroganza, l'insofferenza per la superficialità, l'antipatia per il giornalismo dei retroscena che ignora la scena, scaturiscono dalla convinzione che il reale sia complesso e articolato, e richieda uno sforzo della ragione per poter essere afferrato e compreso; e che sia precisamente in questo sforzo - in questa «fatica del concetto» - che la ragione percorre il cammino inverso tornando nella realtà, e dunque diventando prassi, azione, trasformazione. Maneggiare la complessità con gli strumenti della ragione è il lavoro di D'Alema, la sua cifra e il suo maggior limite, nonché la causa principale tanto del disprezzo quanto dell'ammirazione che il personaggio è capace di suscitare in misura assai maggiore del potere reale di cui dispone (D'Alema compie sessant'anni senza incarichi di partito, né parlamentari, né sovrannazionali: è, tecnicamente, un peone).

Il comunista italiano che è diventato presidente del Consiglio e ministro degli Esteri, e che potrebbe un giorno diventare presidente della Repubblica, è un uomo decisamente complesso, la cui passione per la politica è soltanto una forma - la predominante, la pubblica - di una passione intellettuale e sentimentale per la natura e l'intelletto umani. Come ogni intellettuale, D'Alema riserva alla sfera dell'interiorità le passioni più violente e le confessioni più intime; ed è proprio la ricchezza interiore, non l'indubbio professionismo, a dare al personaggio quella «marcia in più» che sovente sorprende. Il rapporto fra D'Alema e il mare, per esempio, è un rapporto sentimentale e privato - e dunque, nel mondo d'oggi, appare sgradevolmente aristocratico. D'Alema non va in barca per ricevere gli amici, fare affari o abbronzarsi: ci va perché il telefonino non prende. Il mare di D'Alema è il silenzio della bonaccia e il fischio rauco del vento, l'orizzonte aperto e la solitudine, la violenza indifferente della tempesta e il volo radente dei gabbiani.

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ReD

 

Scelto a caso

Un po' di Umbria

L’Istat rende disponibili le stime a livello regionale, riferite al 2007, dei seguenti aggregati economici : occupati interni, unità di lavoro, valore aggiunto, prodotto interno lordo, redditi da lavoro dipendente e spesa per consumi finali delle famiglie.
Le stime a livello regionale riferite all’ultimo anno vengono diffuse con anticipo rispetto al consueto differimento di 12 mesi, al fine di avviare anticipatamente i lavori per la Relazione Economica del Paese.

Il rapporto dell'Istat è scaricabile cliccando qui.

L'Umbria, insieme alla Liguria, ha una crescita di un terzo più alta della media: con un +2,3 per cento.

In Umbria crescono soprattutto i servizi (+2,7 per cento), ma va molto bene anche il resto (industria +2,1 per cento, agricoltura +1 per cento). E si respira anche un clima di fiducia, dal momento che la regione è in testa per la spesa delle famiglie, che ha registrato nel 2007 l'aumento più alto (2,5 per cento).

Presentato oggi dall'Agenzia Umbria Ricerche il Rapporto Economico e Sociale 2007 che potete trovare cliccando qui.

Infine, segnaliamo la nascita di un nuovo social network, Umbria2020 all'indirizzo http://www.umbria2020.it

 


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